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Coronavirus: come reagiscono i colossi del web

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Coronavirus: come reagiscono i colossi del web

Come ha scritto il team di Google qualche giorno fa, nelle ultime settimane il nostro settore, i nostri clienti e i nostri dipendenti hanno dovuto affrontare sfide senza precedenti.
Da un lato le aziende tecnologiche hanno reagito con una massiccia campagna di informazione sulle procedure che stanno mettendo in campo, sulle politiche (chiare e trasparenti) che possono adottare nel loro settore per aiutare in una situazione così critica.
Dall’altro aziende come Google hanno messo a disposizione servizi e funzionalità premium di Hanghouts e G-Suite inizialmente a sostegno della scuola, per agevolare l’e-learning, e ora a vantaggio di imprenditori e cittadini.
Questo ci porta a molte considerazioni su come prendere ispirazioni e seguire l’esempio dei colossi del web, con grande responsabilità ed evitando qualsiasi tipo di sciacallaggio o disinformazione. E in questo possiamo essere tutti in prima linea, senza bisogno di essere Google o Facebook.

La responsabilità è il miglior sostegno alle persone e all’economia.

L’emergenza per la diffusione del COVID-19 sta avendo impatti costanti ed evidenti sull’intera economia globale. Noi italiani siamo in prima linea per fronteggiare quello che in Asia affrontano da molte settimane. E ormai gli altri stati stanno seguendo il nostro esempio, in tutto il mondo.

In queste settimane, il coronavirus ha evidenziato qualcosa che era già chiaro per i motori di ricerca e per chi, come noi, analizza i dati quotidianamente: le ricerche degli utenti si stanno orientando verso bisogni immediati.
E in questo momento anche i colossi del web sono chiamati alla responsabilità. Google e Facebook, ad esempio, hanno adottato misure drastiche per agevolare la pubblicazione degli annunci di servizio pubblico. Ma non sono i soli.

Ecco cosa stanno facendo le grandi aziende online per proteggere i consumatori e i loro dipendenti.

Google

Il motore di ricerca ha bloccato tutti gli annunci pubblicitari su mascherine, igienizzanti e altri prodotti che sono proliferati online. Ha anche deciso di bloccare attività di malware, phishing e disinformazione per agevolare le autorità mettendo in primo piano risultati di ricerca strettamente selezionati: Ministero della Salute, Protezione Civile e OMS (nello specifico per ricerche in Italia).
Per garantire la sicurezza interna, Google sta chiedendo ai dipendenti nello stato di Washington di lavorare in remoto (riferisce GeekWire), e inoltre sta limitando l’ingresso di visitatori nei suoi uffici.

come google affronta l'emergenza coronavirus in Italia e nel mondo

Facebook

Anche il social network ha preso subito provvedimenti contro le pubblicità (anche su Instagram) di mascherine e altri dispositivi sanitari su cui si è scatenata la caccia all’acquisto.
E per aiutare le aziende ha messo a disposizione un Hub delle risorse per affrontare al meglio questo periodo di crisi e mantenere i contatti con i propri clienti.
Inoltre, Facebook ha chiuso uno dei suoi uffici di Seattle dopo un caso positivo (un appaltatore) per il nuovo coronavirus. Per proteggere i suoi dipendenti, sta incoraggiando i 5.000 della sede a Seattle a lavorare da casa fino al 31 marzo (secondo CNBC) e, contemporaneamente, sta limitando i visitatori social ai suoi uffici.

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Amazon

Amazon continua a permettere la vendita di mascherine e disinfettanti, anche tramite annunci. Ma l’azienda fa un clamoroso dietrofront: niente più Prime Video gratis per chi abita nelle zone rosse. La piattaforma, infatti, era in promozione per i residenti nelle province interessate fino al 31 marzo. Poi il passo indietro, dovuto alle nuove disposizioni del governo e dell’estensione del blocco a tutta Italia.
Per proteggere i suoi dipendenti, ha raccomandato a chi si trova a Seattle e Bellevue di lavorare da casa fino alla fine di marzo (secondo la CNBC). Questo dopo che Amazon ha confermato che uno dei suoi dipendenti con sede a Seattle è stato messo in quarantena con il nuovo coronavirus (notizia del New York Times).

Amazon (così come Microsoft) sta donando 1 milione di dollari ciascuna a un fondo progettato per mitigare la perdita economica avvertita nell'area locale di Seattle alla luce dell'epidemia di coronavirus.

Diverse aziende tecnologiche hanno sollecitato i propri dipendenti a lavorare da casa alla luce dell’epidemia di coronavirus. Microsoft ha invitato i dipendenti della Bay Area in California e della Puget Sound di Washington a lavorare da casa, mentre Twitter ha consigliato ai dipendenti di fare lo stesso, se possibile.
Anche Nintendo ha dichiarato che lascerà che il suo staff  a Washington e in California lavori da casa (secondo Kotaku).

Solidarietà Digitale

Ma sono anche tante le imprese che stanno portando avanti iniziative concrete per sostenere le persone in questi momenti difficili, nell’ottica della Solidarietà Digitale. Si tratta di un’iniziativa del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con il supporto tecnico di AgID, in cui imprese e associazioni hanno messo e metteranno a disposizione servizi gratuiti.



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